Il modo in cui un neonato muove le mani influenza lo spannolinamento

28.02.2026

Insula, interocezione e self-touch: la connessione neurologica che nessuno ti ha spiegato

Quando osservi un neonato che porta le mani al viso, le avvolge sul corpo, le apre e le chiude nel sonno, potresti pensare che si tratti di gesti casuali, privi di significato. Invece stai assistendo a qualcosa di straordinario: il tuo bambino sta costruendo, neurone dopo neurone, la propria mappa corporea interna. Quella stessa mappa che, tra qualche anno, gli permetterà di sentire il bisogno di fare pipì prima che diventi urgenza.

In questo articolo ti spiego cosa succede nel cervello del bambino durante il self-touch, cos'è l'insula e perché queste due cose — apparentemente lontanissime dallo spannolinamento — sono in realtà il suo fondamento neurologico più profondo.

Il self-touch neonatale: molto più di un gesto 

Il self-touch è la tendenza del neonato a toccare il proprio corpo con le mani. Gli studiosi ne hanno identificato sei tipologie principali, che variano dalla mano completamente chiusa (stato di protezione e integrazione sensoriale) fino alla presa a mano intera e alla presa di precisione, che segnalano una crescente organizzazione neuromotoria.

Questi gesti non sono casuali. Ogni volta che il neonato porta la mano al volto, alla pancia, alle gambe, sta attivando la corteccia somatosensoriale primaria e secondaria, costruendo mattone dopo mattone la rappresentazione interna del proprio corpo nello spazio. Gli scienziati chiamano questo processo body mapping: la creazione di una mappa neurologica del sé corporeo.

C'è una direzione precisa in questa maturazione: céfalo-caudale (dalla testa verso i piedi) e prossimo-distale (dal centro verso la periferia). La stessa identica direzione lungo cui, nei mesi e negli anni successivi, matura anche il controllo sfinterico.

Cos'è l'insula e perché è fondamentale per l'abbandono del pannolino

L'insula è una struttura corticale nascosta in profondità nel cervello, sepolta all'interno della scissura laterale di Silvio, invisibile dall'esterno perché coperta dai lobi frontale, parietale e temporale. A lungo è rimasta poco studiata proprio per questa posizione appartata — bisognava letteralmente "aprire" il cervello per vederla.

Oggi sappiamo che è una delle strutture più importanti per la vita emotiva e corporea dell'essere umano. La sua funzione principale è l'interocezione: la capacità di ricevere, integrare e portare a coscienza tutti i segnali che arrivano dall'interno del corpo. Fame, sete, frequenza cardiaca, temperatura corporea, pressione vescicale, tensione muscolare. L'insula risponde alla domanda fondamentale: "come sto, adesso, dentro?"

Non basta sentire: bisogna essere consapevoli di sentire

Qui sta il punto cruciale: l'insula non si limita a ricevere segnali fisiologici. Li trasforma in sensazioni coscienti, soggettive, interpretabili. Non è solo "la vescica è piena" come dato biologico — è "sento che ho bisogno di fare pipì" come esperienza vissuta, che il bambino può riconoscere, nominare e gestire.

Quando un bambino sembra non percepire in tempo il bisogno di urinare, spesso non è questione di volontà o di disattenzione. È possibile che il percorso neurologico dal segnale fisiologico alla sensazione cosciente non sia ancora sufficientemente consolidato. L'insula è ancora in fase di maturazione.

L'insula e le emozioni: un legame che ci riguarda da vicino

L'insula è strettamente connessa con l'amigdala e la corteccia prefrontale. Le emozioni si sentono nel corpo proprio grazie a lei: il nodo allo stomaco prima di qualcosa di spiacevole, il cuore che accelera quando siamo preoccupati. Questo ha una conseguenza diretta e molto concreta per il percorso verso l'autonomia: un abbandono del pannolino vissuto con pressione, paura o vergogna interferisce neurologicamente con la stessa struttura che dovrebbe supportarlo.

La connessione tra self-touch, insula e abbandono del pannolino

Vediamo ora come questi tre elementi si intrecciano in un percorso neurologico continuo.

Il self-touch neonatale attiva la corteccia somatosensoriale e allena progressivamente l'insula attraverso l'esplorazione corporea. Un'insula ben stimolata fin dai primi mesi di vita è una struttura più pronta a trasmettere e interpretare i segnali viscerali. In termini neuropedagogici: il bambino che ha molto esplorato il proprio corpo ha un vantaggio neurologico nel riconoscere i segnali fisiologici legati al controllo sfinterico.

Entra in gioco anche la mielinizzazione: la progressione dalla mano chiusa alla presa di precisione riflette stadi precisi di maturazione delle vie motorie e sensitive. Quella stessa progressione avviene, per vie parallele, nei circuiti che governano la muscolatura pelvica e gli sfinteri. Non è una coincidenza che la padronanza del gesto fine e lo spannolinamento avvengano in finestre temporali correlate.

L'abbandono del pannolino, quindi, richiede una sequenza neurologica ben precisa: il segnale parte dalla vescica, l'insula lo riceve e lo porta a coscienza, la corteccia prefrontale valuta il contesto, il sistema motorio agisce. Se un anello di questa catena non è sufficientemente maturo o allenato, il processo si inceppa — non per mancanza di volontà del bambino, ma per mancanza di maturazione.

Il ruolo dell'adulto: come ogni gesto di cura costruisce il cervello

L'insula non si sviluppa in isolamento. La sua maturazione dipende in modo significativo dalla qualità delle esperienze sensoriali e relazionali precoci. Ogni volta che un educatore o un genitore riconosce e nomina una sensazione corporea del bambino — "sei bagnato, adesso ti cambio", "sento che hai freddo", "il pannolino è sporco, ti sento" — sta contribuendo attivamente alla maturazione insulare.

Il cambio pannolino vissuto come momento di contatto consapevole con le zone intime è, in questo senso, una continuazione naturale del self-touch: l'adulto che nomina, rispetta e accompagna quei gesti sta co-costruendo con il bambino la sua mappa corporea interna, gettando le fondamenta neurologiche dell'abbandono del pannolino.

Libertà di esplorazione corporea, contatto fisico rispettoso, cambi pannolino lenti e partecipati, nominazione costante delle sensazioni: queste non sono pratiche educative "alternative" o ideologiche. Sono interventi che agiscono concretamente sulla struttura e sulla connettività dell'insula.

Cosa puoi fare concretamente dalla nascita

Alcune indicazioni pratiche:

→ Permetti il self-touch libero fin dalla nascita, senza fasciare le mani o interrompere il contatto con il proprio corpo.

→ Nomina le sensazioni durante il cambio: "sei bagnato", "adesso sei asciutto e pulito", "come stai?" — non importa che il bambino risponda a parole.

→ Rallenta il cambio pannolino: rendilo un momento di relazione, un gesto di cura, non un'operazione tecnica rapida.

→ Offri tempo sufficiente sul pavimento senza pannolino nei mesi di sviluppo: l'aria, la temperatura, la sensazione di libertà sono tutte informazioni corporee che allenano l'interocezione.

→ Mantieni un distacco dal pannolino sereno e privo di pressione: lo stress compromette la funzionalità insulare.

Una visione che cambia tutto

Guardare lo "spannolinamento" (che preferisco chiamare abbandono del pannolino) attraverso la lente della neuropedagogia significa spostare completamente il punto di osservazione. Non si tratta di "insegnare" al bambino ad andare in bagno. Si tratta di creare le condizioni — relazionali, ambientali, corporee — perché un processo neurologico già in corso possa maturare nel modo più integrato e sereno possibile.

Un bambino che ha vissuto un'infanzia ricca di contatto corporeo rispettoso, di esplorazione libera e di relazioni sintonizzate, arriva alla finestra sensibile dell'abbandono del pannolino con un sistema nervoso più pronto, più integrato, più capace di ascoltarsi.

E questo — come ogni aspetto dello sviluppo — comincia molto prima di quanto immaginiamo. Comincia con le mani di un neonato che esplora il proprio corpo.

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Sono Morena Drago, Pedagogista specializzata in pedagogia neonatale e dello sviluppo, formazione Montessori 0-3 anni. Da anni accompagno professioniste dell'educazione e famiglie nel comprendere lo sviluppo dei bambini con uno sguardo che unisce le radici neurologiche alle pratiche quotidiane di cura.

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